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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Roma ha confermato la condanna di V.A. al pagamento della somma di Euro 907.146,54 in favore del Fallimento della Bio Roma - Centro di distribuzione del farmaco - s.r.l., così ribadendo l'accoglimento dell'azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare nei confronti del convenuto, già amministratore della società fallita.

    Hanno ritenuto i giudici del merito:

    a) quale che sia la corretta interpretazione della sopravvenuta nuova disciplina delle società a responsabilità limitata, permane per i fallimenti già dichiarati la legittimazione del curatore fallimentare all'esercizio per conto dei creditori sociali dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori;

    b) l'azione esercitabile dal curatore fallimentare cumula quelle esercitabili dai soci, dalla società e dai creditori; e nel caso in esame il curatore aveva fatto riferimento anche alla violazione degli obblighi di conservazione del patrimonio sociale;

    c) il termine di prescrizione dell'azione spettante al curatore decorre dalla dichiarazione del fallimento, che aveva permesso di accertare l'insufficienza dell'attivo;

    d) la consulenza espletata in un diverso giudizio estinto è valutabile come prova;

    e) la consulenza tecnica dimostra l'esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento dell'amministratore e il danno lamentato dal fallimento.

    Contro questa sentenza ricorre ora per cassazione V.A. e propone cinque motivi di impugnazione, cui resiste con controricorso il Fallimento della Bio Roma - Centro di distribuzione del farmaco - s.r.l..

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione della L. Fall., art. 146, artt. 2476 e 2487 c.c., riproponendo l'eccezione di difetto di legittimazione passiva del curatore fallimentare ex D.Lgs. n. 6 del 2003.

    Sostiene che la L. Fall., art. 146, deve ritenersi implicitamente abrogato per le società a responsabilità limitata, perchè nè l'art. 2476 nè l'art. 2487 c.c., richiamano, nel loro nuovo testo, gli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c., in materia di responsabilità degli amministratori di società per azioni. Sicchè la legittimazione processuale del curatore, che deve esistere al momento della decisione, è venuta meno e la sua carenza deve essere rilevata d'ufficio dal giudice.

    Il motivo è infondato.

    La L. Fall., art. 146, disciplina obblighi e responsabilità degli amministratori di qualunque tipo di società e nel suo testo originario prevedeva che "l'azione di responsabilità contro gli amministratori, i sindaci, i direttori generali e i liquidatori, a norma degli artt. 2393 e 2394 cod. civ., è esercitata dal curatore, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori".

    Precedentemente alla riforma del 2003, le azioni di responsabilità contro gli amministratori di società a responsabilità limitata erano disciplinate dall'art. 2487 c.c., con un richiamo delle norme sulle società per azioni. Sicchè non si dubitava della legittimazione del curatore del fallimento di una s.r.l.

    all'esercizio delle azioni di responsabilità.

    Il D.Lgs. n. 6 del 2003, ha disciplinato autonomamente la responsabilità degli amministratori di s.r.l., eliminando ogni richiamo alla disciplina delle s.p.a.. Si discute pertanto se il curatore fallimentare sia ancora legittimato ...

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