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Estremi:
Cassazione civile, 2006,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Prof. B.V., nella qualità di presidente del Credito Commerciale Tirreno s.p.a. (C.C.T.), assoggettato a liquidazione coatta amministrativa il 6.3.1997, propose opposizione alla dichiarazione dello stato d'insolvenza della banca, pronunciata dal Tribunale di Salerno con sentenza 26.5.1997 su istanza dei commissari liquidatori. Radicatosi il contraddittorio con questi ultimi e riunito al giudizio l'opposizione proposta da A. F. in cui era intervenuto anche il Fallimento di Parfin s.p.a., società controllante il C.C.T., il Tribunale adito con sentenza 18.1.1999 la respinse.

    Con la decisione ora impugnata del 5.9.2001, la Corte d'appello di Salerno ha rigettato l'appello proposto dal B. osservando che il Credito Commerciale Tirreno si trovava in stato d'insolvenza al momento in cui era stato emanato il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa e pertanto ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 82 correttamente era stato dichiarata insolvente.

    Lo stato d'insolvenza sussisteva in ragione del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessaria per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale, a prescindere dal verificarsi o meno dell'inadempimento di obbligazioni.

    L'intervenuta cessione dell'azienda bancaria posta in essere dai commissari liquidatori ai sensi della Legge Bancaria, art. 75 e D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 90, comma 2, non escludeva la declaratoria dello stato d'insolvenza in quanto la cessione era finalizzata alla tutela dei depositanti e degli interessi complessivi del sistema creditizio. La valutazione operata in sede d'accertamento dello stato d'insolvenza corrispondeva, salvo alcuni correttivi marginali, alla valutazione delle singole poste attive e passive formulata in via definitiva ai fini della cessione.

    La situazione patrimoniale ed aziendale si fondava sulla relazione ispettiva della Banca d'Italia e sulle relazioni dei Commiasari...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 82 e L. Fall., art. 5 nonchè di ogni altra norma e principio in materia di accertamento e dichiarazione dello stato d'insolvenza di un'impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa con specifico riferimento al momento dell'accertamento. Deduce inoltre difetto e contraddittorietà di motivazione, sostenendo che la Corte d'appello avrebbe accertato la sussistenza dello stato d'insolvenza con riferimento alla situazione patrimoniale del Credito Commerciale Tirreno alla data del 31.12.1996, redatta dai commissari straordinari, e non alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa. Si sarebbe ignorata la situazione patrimoniale della banca a tale ultima data (6.3.1997) e non sarebbe sufficiente aver accertato la ricorrenza dello stato d'insolvenza in data anteriore. Le relazioni dei Commissari sarebbero state redatte allo scopo di verificare se l'impresa creditizia potesse o meno proseguire l'attività non in funzione esclusiva di obiettivi liquidatori come sarebbe richiesto dalla legge. La relazione della Banca d'Italia del 21.6.1996 si fondava sulla previsione di perdite patrimoniali, cioè su dati revisionali e non su perdite effettive.

    Ancora la Corte d'appello non avrebbe provveduto a valutare la composizione delle voci in base alle quali è stato determinato l'attivo ed il passivo.

    Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce violazione degli art. 2697 c.c., artt. 112, 115, 116, 61 c.p.c. nonchè di ogni altra norma e principio in materia di c.t.u. e disponibilità e valutai ione di prove. Ancora deduce difetto e contraddittorietà di motivazione ed osserva che la Corte d'appello, nel ritenere sussistente lo stato d'insolvenza in ragione del deficit patrimoniale del Credito Commerciale Tirreno, avrebbe omesso ogni verifica sui concreti effetti della presunta illiquidità, che non sarebbe...

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