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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    1. Con atto del novembre 1983 la società per azioni Formec propose opposizione alla sentenza con cui il Tribunale di Ferrara - pronunciata la risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni proposto dalla società (omologato nell'80), ne aveva dichiarato il fallimento (ottobre '83).

    Espose che il valore dei beni ceduti era ampiamente superiore all'ammontare dei crediti privilegiati. Dedusse, quindi, che erroneamente il Tribunale aveva ritenuto che la liquidazione dei beni non sarebbe stata sufficiente a soddisfare neanche i creditori privilegiati; che non erano state prese in considerazione offerte che avrebbero consentito il soddisfacimento dei privilegiati e la distribuzione di una percentuale anche ai chirografari; che illegittimamente la risoluzione del concordato era stata pronunciata prima della liquidazione dei beni e di acquisire, comunque, certezza dell'impossibilità di soddisfare i creditori privilegiati.

    Costituitosi il contraddittorio con la curatela fallimentare e con la società LA.ME.COT, il Tribunale respinse l'opposizione.

    Su impugnazione della Formec, con sentenza del 2 maggio 1989 la Corte d'appello di Bologna confermò la decisione del primo giudice, in base a due ordini considerazioni: a) posto che il concordato non conteneva un patto di totale liberazione del debitore ed era già emerso, ancor prima della liquidazione, che la vendita dei beni ceduti non sarebbe stata sufficiente a soddisfare integralmente neanche i creditori privilegiati, la risoluzione era stata pronunciata correttamente; b) la previsione del Tribunale circa l'impossibilità di adempimento era stata legittimamente desunta, soprattutto, dal reiterato esperimento di inutili tentativi di vendita dei beni ceduti.

    2. Avverso questa sentenza la Formec ha proposto ricorso per cassazione, con tre mezzi di annullamento. Gli intimati non si sono costituiti.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. Col primo motivo la società ricorrente denuncia erronea valutazione delle risultanze processuali, censurando l'affermazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo cui l'accettazione delle offerte pervenute al liquidatore avrebbe consentito un realizzo insufficiente ad adempiere il concordato. Deduce che la Corte di merito non avrebbe tenuto conto in tale valutazione che il valore complessivo di tal i offerte superava l'ammontare dei crediti privilegiati, erroneamente calcolato il lire 481.000, anziché in lire 447.000.000, in dipendenza della estinzione del rapporto debitorio della società con la Banca Nazionale dell'Agricoltura.

    Col secondo motivo denuncia violazione dell'art. 186 l.f., con riferimento all'art. 1986 c.c., e deduce che nella fattispecie non ricorrevano le condizioni per la risoluzione del concordato per inadempimento ai sensi dell'art. 1453 c.c., in quanto nessun rimprovero era addebitabile al debitore.

    Col terzo motivo denuncia, infine, violazione degli artt. 186 e 137 l.f., e sostiene che del concordato nella forma della cessio bonorum potrebbe essere pronunciata la risoluzione nel la sola ipotesi di mancata consegna dei beni (non, quindi, nel caso di incapienza totale o parziale dei creditori privilegiati); e che, comunque, alla pronuncia di risoluzione si sarebbe potuto pervenire soltanto dopo la liquidazione dei beni, anziché in base ad una semplice previsione in ordine ai risultati della liquidazione stessa.

    2. I motivi, che è opportuno trattare congiuntamente in quanto prospettano questioni connesse, non hanno fondamento.

    Secondo l'orientamento ripetutamente affermato da questa Corte e che costituisce ormai ius receptum (Cass. 5 giugno 1967, n. 1223; 5 gennaio 1972, n. 2; 25 marzo 1976, n. 1073; 27 giugno 1981, n. 4177; 3 novembre 1981, n. 5790), il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, salvo previsione espressa di totale, immediata...

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