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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    M.B., creditore istante per la dichiarazione di fallimento di C.G., chiese con istanza di insinuazione tardiva di essere ammesso al passivo fallimentare, in prededuzione, per l'importo di L. 21.979.830, liquidatogli dal tribunale a dalla corte di appello nel giudizio di opposizione a dichiarazione di fallimento, cui aveva partecipato.

    Il tribunale rigettò la domanda, osservando che le spese non erano state contratte dagli organi fallimentari e che non vi era coincidenza tra l'interesse del creditore a quello della massa, il primo essendo solo impegnato ad evitare la condanna di natura risarcitoria.

    Propose appello il M., che, dopo avere rilevato che il fallimento aveva disposto il pagamento in suo favore e in prededuzione delle spese di primo grado del giudizio di opposizione ed aver chiesto che fosse il suo credito per quelle di appello compensato con un debito verso il fallimento o quanto meno ammesso in via privilegiata, dedusse che sulla natura dal proprio credito si era formato il giudicato interno, che errata era stata la decisione impugnata, per non avere considerato che la sua partecipazione al giudizio di opposizione al fallimento era necessaria e che il suo interesse a riguardo non era solo di evitare la condanna al risarcimento del danno, ma di consentire la prosecuzione della procedura, che comunque non poteva esservi sua condanna alle spese in favore dal fallimento, dal momento che non si era costituito regolarmente.

    Il fallimento resistette osservando che al credito preteso non potesse attribuirsi natura nè privilegiata nè di prededuzione e nemmeno concorsuale.

    La Corte di Appello di Venezia ha in parte accolto la impugnazione con sentenza 4/02/2002, con la quale ha dichiarato che nulla il M. deve al fallimento per le spese di primo grado, essendosi il curatore costituito senza autorizzazione del giudice delegato; ed ha compensato per 1/3 le spese di appello, condannando l'appellante alla...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Dei ricorsi va preliminarmente disposta la riunione.

    Con il primo motivo il ricorrente denunzia la nullità della sentenza per avere violato gli artt. 113, 115 e 116 c.p.c., avendo omesso l'esame della eccezione di nullità del procedimento di primo grado, per la violazione della L. Fall., artt. 101, 35, 26 e 31 e delle norme del codice di procedura civile sul contraddittorio, e della richiesta di acquisizione del fascicolo fallimentare, in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5.

    Afferma di avere rivolto al giudice delegato del fallimento una istanza di intervento sulla questione della prededucibilità del credito vantato e quindi su quella della compensazione, "in relazione al mutamento di avviso del curatore e alla assurda pretesa di vederlo compensato per un solo grado di giudizio".

    Le questioni, aggiunge il ricorrente, erano state trattate al di fuori di un regolare giudizio, ai sensi della L. Fall., art. 101, con il curatore che aveva presenziato alle udienze senza difensore e con il giudice che era persuaso che le formalità di rito fossero state adempiute.

    Tutto ciò la corte territoriale aveva mancato di considerare, limitandosi a rilevare che in primo grado il fallimento era stato contumace, senza spendere alcuna parola sulla mancanza di autorizzazione a resistere alla domanda e senza prendere in esame la richiesta di acquisizione del fascicolo fallimentare, utile a verificare la esistenza di un formale provvedimento sulla compensazione, limitandosi ad affermare che la comunicazione del 3/11/1988 del legale del fallimento costituiva una sua personale esternazione, senza considerare che nel precetto intimato nel 1995 dal fallimento e sottoscritto dal curatore il credito di L. 11.229.748 del M. era stato indicato come compensato.

    Con il secondo motivo si denuncia la falsa applicazione degli artt. 100 e 102 c.p.c., della L. Fall., artt. 18, 19 e 21 e art. 2717 c.c., comma...

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