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Estremi:
Cassazione civile, 2004,
Classificazione:
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto di citazione del 17 febbraio 1996 Ferrandina Luigi, procuratore generale del coniuge Olga Greco, convenne innanzi al Tribunale di Nocera Inferiore Bosco Giuseppina chiedendone la condanna alla restituzione dell'appartamento sito in Ventotene, alla via Roma n. 26, alienatole dalla Bosco con rogito per notar Buonocore del 7.4.1990 e detenuto ancora dalla venditrice nonostante l'avvenuto trasferimento della proprietà.

    La convenuta resistette alla domanda deducendo che il suo diritto al godimento dell'immobile era stato stabilito, senza alcun termine, nel contratto preliminare di vendita, con l'obbligo di essa Bosco del versamento di L. 3 milioni mensili.

    Il Tribunale, con sentenza del 10-17 luglio 1998, rigettò la domanda avendo rilevato di ufficio la nullità del contratto ritenendo che la sequenza fenomenica delle pattuizioni intercorse tra le parti (rogito notarile e "patti aggiuntivi" riportati nella scrittura del preliminare 22.9.90) consentiva di ravvisare nell'operazione economica una vendita caratterizzata da una causa di garanzia, propria del mutuo con patto commissorio, vietato dall'art. 2744 cc.. La vendita, infatti, era avvenuta per il prezzo di L. 150 milioni ed all'alienante Bosco Giuseppina, lasciata inusitatamente nel possesso del bene, era riservato il diritto di riacquistare l'immobile entro il 5.4.1993, con proroga fino al 5.4.1994 e, nella considerazione di tale diritto nonché per l'uso dell'immobile, la Bosco si obbligava a versare la somma di L. 3.000.000 mensili, importo del tutto ingiustificato, esorbitante, avulso da qualsiasi logica di mercato e rappresentativo degli interessi mensili da corrispondersi fino alla divisata restituzione del capitale dato a mutuo e rappresentato dal prezzo pagato.

    La Corte di Appello di Salerno, con sentenza del 17 ottobre - 13 novembre 2000, in accoglimento dell'appello proposto da...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Col primo motivo, denunziandosi violazione e falsa applicazione di legge (artt. 1418 e 1421 cc. 99 e 112 cpc); omessa ed insufficiente motivazione, la ricorrente sostiene che il giudice di appello avrebbe dovuto rilevare di ufficio la nullità del preliminare di vendita nonché del successivo atto definitivo.

    Il motivo è privo di fondamento in quanto non contiene alcuna censura al ragionamento della sentenza ma la mera - ed ovvia - affermazione del dovere del giudice di rilevare di ufficio la nullità degli atti, sostenuta dall'appellata Bosco (odierna ricorrente) e già ravvisata dal giudice di primo grado.

    Il secondo ed il terzo motivo, tra loro intimamente e funzionalmente connessi, possono esaminarsi congiuntamente.

    Sono fondati.

    La giurisprudenza di questa Corte elaborata in relazione alla ravvisabilità del patto commissorio vietato, ha abbandonato, a partire dalle sentenze delle Sezioni Unite nn. 1611 e 1907/89, il criterio formalistico e della interpretazione strettamente letterale dell'art. 2744 cc, introducendo il criterio ermeneutico funzionale e finalizzato ad una più efficace tutela del debitore e ad assicurare la par condicio creditorum, contrastando l'attuazione di strumenti di garanzia diversi da quelli legali.

    Così che il divieto del patto commissorio, con la conseguente sanzione di nullità radicale, è stato ritenuto operante rispetto a qualsiasi negozio, tipico o atipico, quale che ne sia il contenuto, allorché esso venga impiegato per conseguire il fine concreto, riprovato dall'ordinamento, della illecita coercizione del debitore costringendolo al trasferimento di un bene a scopo di garanzia nella ipotesi di mancato adempimento di una obbligazione assunta.

    La stessa giurisprudenza consente, inoltre, di ravvisare il patto commissorio anche di fronte a più negozi tra loro...

Correlazioni:

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