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Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con decreto 25/29 luglio 1991 del Tribunale di Udine, la società ISE, all'epoca costituita in forma di s.p.a., venne ammessa alla procedura d'amministrazione controllata.

    Con Decreto 12.2.93, il medesimo Tribunale dichiarò cessati gli effetti della procedura con rimessione in bonis della società, intanto trasformatasi in s.r.l., ma pochi mesi dopo, con sentenza 8/11 ottobre dello stesso anno, ne dichiarò il fallimento.

    Il curatore fallimentare, con citazione notificata il 25.6.1998 ed in rinnovazione il 7.12.98, chiese la revoca ai sensi della L. Fall., art. 67, comma 2, dei pagamenti eseguiti in OS 2.321.555,49 dalla ISE in favore di ZISTERZENSIERABTEI STIFT HEILIGENKREUZ - Abbazia Cirstecense Heiligenkreuz nell'anno anteriore all'apertura del fallimento, dunque anche durante l'amministrazione controllata, quale corrispettivo di forniture effettuate, dalla convenuta in favore della fallita, rilevando, in chiave soggettiva, che in data 29.1.93 l'Abbazia convenuta aveva sottoscritto con la ISE un accordo stragiudiziale con cui, pur dichiarandosi creditrice della somma di OES 740.575,40, dichiarava di rinunciare a pretendere la somma di OS 444.345,24, restando creditrice del residuo in OS 296.230,16. Nel contraddittorio della convenuta che contestò nel merito entrambi i presupposti della domanda, il Tribunale adito - con sentenza n. 1397/2001 ne dispose il parziale accoglimento, pronunciando la revoca dei pagamenti eseguiti dalla ISE a partire dal 22 ottobre 1992 sino alla data del 12 febbraio del 1993 in cui era stato emesso il provvedimento di cessazione dell'amministrazione controllata, per il complessivo importo di OS 1.636.190,83. La rigettò invece in relazione ai restanti pagamenti, avendo escluso la scientia decotionis.

    La decisione venne...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    I ricorsi sono stati riuniti ai sensi dell'art. 335 c.p.c. perchè sono stati proposti avverso la medesima decisione.

    Col primo motivo la ricorrente principale denuncia violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 111, n. 1, artt. 188, 167 e 168;

    artt. 115 e 116 c.p.c.; art. 2697 c.c. e correlato vizio di motivazione.

    Premesso un superfluo riferimento a presunta preoccupazione dei giudici di merito di confermare precedenti statuizioni rese nell'ambito della procedura, la ricorrente ripropone l'eccezione di prededuzione dei crediti sorti durante la procedura d'amministrazione controllata ai sensi e per gli effetti dell'art. 111, L. Fall..

    Afferma a conforto che la consecuzione tra le procedure, ammessa in astratto dalla Corte territoriale, è stata esclusa nel merito sulla duplice errata considerazione che tra la chiusura della procedura minore ed la declaratoria di fallimento era intercorso un arco temporale di otto mesi, e che non vi sarebbe stata identità delle masse passive, circostanza questa presuntivamente desunta dall'ampiezza del suddetto intervallo temporale.

    In ordine al primo rilievo, ascrive alla Corte di merito errore consistito nel valorizzare, immotivatamente e senza esaminare il presupposto dell'identità della situazione di crisi, il suddetto iato in violazione dell'orientamento che non assegna a tale evenienza valore dirimente, ma piuttosto conferisce rilievo all'assunzione delle obbligazioni in regime autorizzativo e di controllo, e nell'aver omesso l'esame delle considerazioni svolte con l'atto d'appello, laddove si era rilevato che lo stato di crisi dell'impresa che aveva giustificato la prima procedura era ancora perdurante al momento della dichiarazione di fallimento. Quanto...

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