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Estremi:
Cassazione civile, 1991,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Il Tribunale di Milano - II sezione civile - con provvedimento del 17.6.1986, respinse il reclamo proposto da G. V., amministratore della Immobiliare Johannemor's S.n.c, contro il decreto pronunziato il 2.5.1986 dal G. delegato nella procedura fallimentare concernente la predetta società, affermando, tra l'altro, che la questione sollevata riguardava, essenzialmente, la individuazione degli effetti della sentenza di revoca del fallimento "emessa in primo grado".

    Il Tribunale negò fondamento alla tesi del reclamante secondo cui la impugnata sentenza di revoca privava di forza esecutiva quella dichiarativa di fallimento ed affermò che la sentenza di revoca di primo grado non solo non produce effetti incisivi sulla sentenza dichiarativa di fallimento ma neppure può essere munita della clausola di provvisoria esecuzione, sia perché non ha natura di sentenza di condanna sia perché le finalità conservative della procedura e lo "status" di fallito possono cessare solo con il passaggio in giudicato della pronunzia.

    Ricorre per cassazione G. V., quale amministratore della Immobiliare Johannemor's S.n.c., sulla base di cinque motivi.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Esigenze di logica priorità inducono ad esaminare, preliminarmente, le censure esposte nel quarto e nel quinto motivo di ricorso.

    Con la quarta censura, si assume che il Tribunale erroneamente ha ritenuto la sentenza dichiarativa di fallimento ancora munita di forza esecutiva nonostante la revoca del fallimento disposta con sentenza, per altro, impugnata.

    Dalla circostanza che la sentenza dichiarativa di fallimento è soggetta ad opposizione e non ad impugnazione deriva, secondo il ricorrente, che l'accoglimento dell'opposizione sospende la esecuzione fino alla definizione del giudizio.

    Con il quinto motivo, si denunzia come erronea l'affermazione del Tribunale secondo cui lo "status" di fallito non cessa con la revoca della sentenza dichiarativa del fallimento in quanto impugnata; assume il ricorrente che, in effetti, lo "status" di fallito si forma solo con la sentenza che ha respinto l'opposizione.

    Le censure - che per essere strettamente connesse vanno esaminate congiuntamente - sono prive di fondamento.

    Il momento in cui la "revoca" del fallimento diventa efficace - non potendo dubitarsi della esecutività della sentenza dichiarativa di fallimento, espressamente disposta in via provvisoria, dall'art. 16, 3 comma, L.F. - è stato individuato nella data del "passaggio" in giudicato della sentenza che la dispone. Questa Corte (Cass. 25.8.1962 n. 2661) ha ritenuto, infatti, che la revoca del fallimento comporta la cessazione degli effetti sia personali sia patrimoniali propri del fallimento solo con il passaggio in giudicato della sentenza, fermi, in ogni caso, gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi fallimentari.

    Altro è che in presenza di una sentenza che ha revocato la dichiarazione di fallimento si possa discrezionalmente sospendere la liquidazione fallimentare; ma ciò non può estendersi allo "stato" di fallimento ed alle finalità conservative dello...

Correlazioni:

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