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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con citazione dell'11 luglio 1989 G. e M. T. F. convenivano dinanzi al Tribunale di Cassino l'Istituto Sorelle della Misericordia, esponendo di essere eredi di mons. N. F., il quale aveva donato all'Istituto convenuto un appezzamento di terreno con sovrastante fabbricato, destinato a casa di riposo, alla condizione che l'immobile conservasse in perpetuo tale destinazione; che con lettera del 14 dicembre 1980 l'Istituto aveva comunicato al de cuius la chiusura della casa di riposo; che, pertanto, doveva ritenersi verificata la condizione risolutiva prevista nell'atto di donazione.

    Tanto premesso gli istanti chiedevano che fosse dichiarato risolto o inefficace l'atto di donazione; in subordine, che fosse dichiarato il loro diritto di prelazione nell'acquisto del bene oggetto della donazione, nonché il loro diritto al rimborso delle spese e diritti già convenzionalmente attribuiti al de cuius.

    L'ente convenuto, costituitosi, eccepiva preliminarmente l'incompetenza del giudice adito quale effetto della clausola compromissoria contenuta nella convenzione anteriore alla donazione, che rimetteva ogni controversia alla decisione dell'Arcivescovo di Gaeta. Nel merito sosteneva che l'atto di donazione in questione costituiva una donazione modale della quale, in assenza di espressa previsione, non poteva chiedersi la risoluzione per inadempimento, e comunque deduceva l'inammissibilità della domanda, essendo stato donato solo il fondo sul quale poi l'Istituto aveva eretto il fabbricato a proprie spese.

    Con sentenza depositata il 7 aprile 1993 il tribunale, qualificata la donazione come donazione remuneratoria e modale, rigettava la domanda principale degli attori e, ritenuto che in ordine alle domande subordinate fosse operante la clausola compromissoria, rigettava anche queste.

    La sentenza veniva impugnata dai F. e l'Istituto appellato resisteva e proponeva appello incidentale perché, a correzione...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Denunziando la violazione e falsa applicazione degli artt. 770 e ss. e 1362 e ss. c.c., nonché l'omessa e-o insufficiente e-o contraddittoria motivazione della sentenza gli enti ricorrenti sostengono anzitutto che la corte di appello avrebbe escluso la natura di donazione remuneratoria dell'atto in esame soffermandosi su elementi del tutto irrilevanti, come l'esonero dal pagamento delle tasse, la corresponsione di una sola lira all'anno, la sistemazione del fondo, la custodia della casa del donante, ecc., confondendo in tal modo il contratto a prestazioni corrispettive con la donazione remuneratoria che, essendo pur sempre una donazione, esclude la possibilità di rapportare il valore del donato a quello del servizio reso.

    I ricorrenti censurano poi anche quella parte della sentenza impugnata con la quale il giudice di appello ha ritenuto di ravvisare, in una clausola dell'atto di donazione, una condizione risolutiva, in base ad argomentazioni di cui sostengono la erroneità. In particolare sarebbe irrilevante l'uso del termine condizione da parte del notaio rogante, non potendo il giudice essere vincolato dalla qualificazione data al rapporto dalle parti contraenti, ancorché sotto la guida di un notaio. Così pure sarebbe erroneo, secondo i ricorrenti, desumere la natura di condizione risolutiva della clausola in questione dal fatto che la volontà del donante non era quella di beneficiare l'istituto donatario, in quanto la conservazione in perpetuo della destinazione del bene donato costituiva per le parti il motivo unico e determinante. Se anche queste considerazioni fossero esatte in linea di fatto, la corte non avrebbe considerato che la condizione è sempre costituita da un fatto esterno al negozio, anche quando ha natura potestativa, nel senso che l'efficacia di questo viene subordinata ad un accadimento che resta comunque futuro ed incerto, e giammai ad una prestazione in senso tecnico.

    La corte avrebbe...

  • Note redazionali:
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