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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con il ricorso al Pretore di Pescara il Comune di Farindola proponeva opposizione al decreto ingiuntivo emesso per il pagamento in favore dell' INPS della somma di lire 56 milioni, dovuta per omissioni contributive e relative funzioni contestate con tre verbali di accertamento; l'opponente deduceva che tale inadempienza riguardava il rapporto assicurativo dell'autista Bruno Camplese, che fra le stesse parti del giudizio di opposizione pendevano altro giudizio in grado di appello con il medesimo oggetto dinanzi al Tribunale di Pescara. Deducevano quindi la litispendenza e chiedevano l'annullamento del decreto ingiuntivo.

    L' INPS si costituisce in giudizio contrastando tale assunto ed indicando i contributi dovuti ed omessi; all'udienza di discussione il procuratore dell'opponente dichiarava che con l'atto di opposizione si era inteso contestare anche, più radicalmente, il fondamento stesso della pretesa dell' INPS; precisava che l'autista Camplese era stato assunto stabilmente dal Comune di Farindola con rapporto di natura pubblicistica, cui era stato conferito effetto retroattivo dal 1982, con versamento dei contributi alla CPDEL.

    Con sentenza resa all'udienza del 12 maggio 1989 il Pretore rigettava l'opposizione ritenendo inammissibile la deduzione di nuovi motivi attinenti al fatto sopravvenuto della costituzione del rapporto con il Camplese.

    Su appello del Comune di Farindola, il Tribunale di Pescara confermava tale decisione con sentenza del 29 dicembre 1993.

    Rilevava che nella fattispecie non ricorreva alcuna grave motivo che permettesse di modificare le domande e conclusioni già formulate dal Comune di Farindola; la circostanza dell'assunto del Camplese non rappresentava un fatto nuovo sopravvenuto.

    Avverso questa sentenza il Comune di Farindola...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo motivo, che reca il titolo "error in iudicando e decidendo: violazione dell'art. 360 cod. proc. civ. n. 5" il Comune ricorrente rileva che le fasi del giudizio di merito si sono svolte "senza la minima attività istruttoria volta ad accertare la fondatezza dell'azione proposta dall' INPS" pur essendo stato contestata sin dal ricorso in opposizione al decreto ingiuntivo "la natura del rapporto di dipendenza accertato dall' INPS" , il Tribunale si è limitato a rigettare le eccezioni di litispendenza sollevate dall'opponente, senza alcun accertamento in ordine al rapporto di lavoro.

    Il motivo merita accoglimento. Il Tribunale ha ritenuto "inammissibile la deduzione di motivi di opposizione diversi e nuovi rispetto a quelli contenuti nell'atto introduttivo del giudizio di opposizione" in assenza di un "grave motivo che permettesse di modificare le domande, le eccezioni e conclusioni già formulate" dall'opponente. La decisione non tiene conto del principio secondo cui l'opposizione al decreto ingiuntivo si configura come atto introduttivo di un giudizio ordinario di cognizione, nel quale il giudice deve accertare la fondatezza della pretesa fatta valere dall'ingiungente opposto (che ha posizione sostanziale di attore) e delle eccezioni e delle difese fatte valere dall'opponente (che assume posizione sostanziale di convenuto); con la conseguenza che in tale giudizio incombe al creditore, per la sua veste sostanziale di attore, ogni onere della prova dei fatti a sostegno della propria pretesa (giurisprudenza costante: v. per tutte Cass. 22 ottobre 1986 n. 6208, 3 dicembre 1991 n. 12922, 28 gennaio 1995 n. 1052).

    Correlativamente, la contestazione di tali fatti da parte dell'opponente nel corso del giudizio non comporta di per sè la modificazione di alcuna domanda, nè la formulazione di un'eccezione in senso sostanziale,...

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