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Estremi:
Cassazione civile, 2007,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto di citazione ritualmente notificato nel 1997 la società Rolo Banca 1473 S.p.A. conveniva avanti al Tribunale di Roma i sigg.ri B.A. e M.R., in proprio e quali esercenti la potestà sul minore P., nonchè A. ed M.A., per ivi sentir dichiarare l'inefficacia ex art. 2901 c.c. dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale stipulato da B.A. in data 23/9/1992 ed avente ad oggetto l'appartamento sito in (OMISSIS), Via (OMISSIS).

    Deduceva al riguardo di essere creditrice dei convenuti per l'importo di L. 3 91.257.190, in ragione di fideiussione dai suddetti prestata in favore della sua correntista società Tesai, e che sussistevano nel caso i presupposti necessari per l'esperimento del richiesto mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale, attesa la gratuità dell'atto e la consapevolezza che lo stesso arrecava alla garanzia del proprio credito, evidente essendo l'intento di sottrarre l'immobile in questione alle imminenti azioni dei creditori, in considerazione della gravissima esposizione debitoria della società Tesai nei confronti di altri istituti bancari, che avevano tutti ottenuto ingiunzione di pagamento in loro favore.

    Radicatosi il contraddittorio; intervenuta volontariamente in giudizio la Banca di Roma, che proponeva analoga domanda di revoca del fondo patrimoniale in questione, deducendo di aver concesso alla società Tesai s.r.l, affidamenti in conto corrente garantiti dai sigg.ri B. e M.; disposta la riunione con altro procedimento nei confronti dei medesimi promosso dalla Carivit S.p.A., che del pari instava per la revoca del menzionato fondo patrimoniale a fronte di decreto ingiuntivo per L. 100.000.000 nei confronti dei suindicati coniugi ottenuto quali fideiussori della correntista società Tesai; nella resistenza dei convenuti l'adito tribunale dichiarava l'inefficacia ex art. 2901 c.c. dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale de quo, emettendo i provvedimenti conseguenti, e disponeva in...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con unico, complesso motivo i ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione degli artt. 2901, 2697 e 2729 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

    nonchè omissione, insufficienza e contraddittorietà della motivazione.

    Lamentano l'assoluta insufficienza, erroneità ed incongruità degli elementi di giudizio acquisiti.

    Si dolgono che manchi del tutto la motivazione in ordine alla consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie delle odierne controparti.

    Deducono che tale consapevolezza deve ritenersi nel caso invero esclusa in ragione dell'assoluta "inconsistenza" del valore dell'immobile costituito in fondo patrimoniale rispetto "ai crediti per diversi miliardi vantati dai resistenti nei confronti del debitore principale (oltre L. 3 miliardi), ma anche ed ancor più rispetto al maggior ammontare degli importi garantiti dai fideiussori (circa 7 miliardi)".

    Censurano la corte di merito per essersi "limitata a prendere atto dell'avvenuta disposizione patrimoniale facendo discendere da ciò solo sia la presunzione di una maggiore difficoltà per gli Istituti di credito di trovare soddisfazione, sia la presunzione di conoscenza in capo ai fideiussori di tale pregiudizio".

    Lamentano che a tale stregua il giudice del gravame abbia fatto "malgoverno" delle risultanze processuali, le quali evidenziano "viceversa la totale mancanza di questi elementi di prova posti a carico delle Banche attrici, tanto da omettere l'esame di punti decisivi della controversia che pure gli erano stati prospettati e che erano comunque rilevabili d'ufficio".

    Deducono che incombeva alle controparti, originarie attrici, l'onere di dare la dimostrazione della ricorrenza di un "obiettivo ed effettivo pregiudizio" loro arrecato dall'atto di disposizione, nonchè della relativa "consapevolezza" in capo al "debitore".

    Le banche avrebbero dovuto...

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