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Estremi:
Cassazione civile, 2001,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con ricorso del 7.9.1990 al Pretore di Catania la Gestione Case di Riposo s.r.l. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo con il quale le era stato intimato il pagamento a favore dell'INPS della somma di lire 1.374.249.584 per il recupero di contributi non corrisposti e relative sanzioni civili. A sostegno dell'opposizione la società deduceva il proprio difetto di legittimazione passiva in quanto il debito previdenziale era insorto in epoca in cui l'azienda apparteneva alla ditta individuale dott. Renato Merendino, alla quale era imputabile l'omissione contributiva e nei confronti della quale l'INPS aveva effettuato l'ispezione. Rilevava, altresì, che dei predetti debiti non poteva essere chiamata a rispondere in qualità di acquirente dell'azienda a norma dell'art. 2560 c.c., poiché i debiti medesimi non risultavano dai libri contabili obbligatori.

    L'INPS si costituiva e chiedeva il rigetto dell'opposizione.

    Con sentenza del 19.2.1996 il Pretore accoglieva l'opposizione e revocava il decreto ingiuntivo opposto.

    A seguito di impugnazione dell'Istituto il Tribunale di Catania, con la sentenza qui impugnata, accoglieva l'appello e rigettava l'opposizione della società.

    In motivazione il Tribunale osservava che nella specie andava applicato il disposto dell'art. 2112 c.c., secondo cui l'alienante e l'acquirente sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento, ivi compresi i crediti per il regolare versamento dei contributi previdenziali e assicurativi.

    Avverso detta sentenza la società ha proposto ricorso per cassazione sostenuto da un unico motivo e illustrato da memoria. L'INPS ha resistito con controricorso.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con l'unico motivo di ricorso si denuncia violazione degli articoli 2112 e 2560 c.c., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione, e si sostiene che i debiti per contributi previdenziali, quando sono contratti da una impresa commerciale, non costituendo un credito del lavoratore nei confronti del datore di lavoro, in caso di trasferimento di azienda, seguono la disciplina prevista dall'art. 2560 c.c., sicché il cessionario ne risponde soltanto nel caso in cui essi risultino dai libri contabili obbligatori. A tal fine, si sostiene, non è sufficiente che i debiti per contributi previdenziali siano ricavabili dai libri paga e matricola, poiché tali scritture non possono ritenersi "obbligatorie" ai sensi dell'art. 2214 c.c..

    Il ricorso è fondato per le seguenti considerazioni.

    Afferma il Tribunale che nella specie andrebbe applicato il disposto dell'art. 2112 secondo comma c.c., secondo cui, in caso di trasferimento di azienda, "l'alienante e l'acquirente sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento". Secondo il giudice di appello con questa norma il legislatore ha inteso offrire al dipendente una tutela più ampia e incisiva con il prevedere un obbligo di solidarietà tra cedente e acquirente per tutti i crediti di lavoro (ossia non soltanto quelli di origine strettamente retributiva, bensì tutti quelli comunque dipendenti dal rapporto di lavoro, ivi compresi i crediti nascenti dal diritto alle assicurazioni sociali), comunque esistenti (ovverossia in qualunque modo desumibili, e dunque anche se non risultanti dai libri contabili obbligatori).

    Le argomentazioni del Tribunale non possono essere condivise nella parte in cui estendono il regime dell'art. 2112 cit. anche ai debiti previdenziali contratti dal cedente nei confronti degli...

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