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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. C.L. venne chiamato a rispondere dinanzi al Tribunale di Firenze:

    - di cinque reati - capi A, B, E, F, G della rubrica - di interesse privato in procedure di concordato preventivo con cessione di beni (R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 228, e art. 236, comma 2, n. 3:

    d'ora innanzi L. Fall.) commessi tra il (OMISSIS) nella sua veste di commissario giudiziale e liquidatore del concordato, consistiti, da un lato, nella liquidazione di alcuni crediti al valore nominale dopo il loro acquisto dagli originari creditori, attraverso l'interposizione di società di comodo, a un valore inferiore, con conseguente lucro diretto o indiretto della differenza e danno per i creditori cedenti e le imprese concordatarie, frustrate nell'aspettativa del residuo della liquidazione (capi A, B, E, F), e, dall'altro, nella sottrazione di cespiti (un ramo d'azienda e risorse di diversa natura) dall'attivo di una delle procedure attraverso la stipulazione di accordi fraudolenti con una società terza a lui riconducibile, previo inganno del consulente nominato dal giudice delegato ai fini della stima dell'impresa concordataria (capo G);

    - di un reato di truffa (capo C) connesso al capo A e dei reati di appropriazione indebita (capo H) e falsa perizia (capo I) connessi al capo G;

    - di un reato di interesse privato commesso nella qualità di curatore di una procedura fallimentare (capo L) e di un connesso reato di truffa (capo M);

    - di un reato di tentata sottrazione (artt. 56 e 334 c.p.), mediante cessione, di quote sociali (della S.r.l. Resduemila) sottoposte a sequestro preventivo (capo N);

    - di altri due reati di truffa e sottrazione di beni (capi A e B della contestazione suppletiva).

    2. Con sentenza del 6 dicembre 2006 il ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. La questione rimessa al Collegio delle Sezioni Unite, costituente l'oggetto del primo motivo di ricorso, concerne la "sussumibilità o meno nelle fattispecie di bancarotta delle condotte distrattive o fraudolente poste in essere dal liquidatore di un concordato preventivo con cessione di beni".

    2. Nell'unica occasione in cui se ne è occupata in passato la giurisprudenza di legittimità ha concluso per la tesi favorevole a identificare il liquidatore nominato L. Fall., ex art. 182, con uno dei soggetti attivi del reato di bancarotta fraudolenta nel concordato preventivo. Trattasi della già citata Sez. 5^, n. 22956, dell'11/04/2003, dep. 26/05/2003, Ancona, secondo la quale la locuzione "liquidatori di società" di cui alla L. Fall., art. 236, comma 2, n. 1, non identificherebbe soltanto la figura soggettiva del liquidatore nominato dai soci ex art. 2275 c.c., ma altresì quella del liquidatore investito del compito di procedere alla realizzazione del patrimonio ceduto dal debitore nell'ambito della procedura di concordato preventivo.

    E ciò per due ordini di motivi:

    a) il tenore letterale della norma (apparentemente riferito al solo liquidatore "privato") non assumerebbe carattere decisivo nella soluzione della questione, atteso che ripetutamente la formulazione della L. Fall., art. 236, è stata fatta segno di critiche da parte della dottrina proprio per la sua incongruenza e farraginosità, risultando sostanzialmente in contrasto con la ratio che la sottende, individuata dalla Corte nell'esigenza di tutelare l'integrità del patrimonio dell'impresa a garanzia dei creditori "in vista della mera eventualità del loro non pieno soddisfacimento"; in tal senso, dunque, il dato normativo non consentirebbe interpretazioni restrittive che tradirebbero in definitiva...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

Legislazione Correlata (11)

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