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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    N.G. era chiamato a rispondere, innanzi al Tribunale di Perugia, del reato di cui all'art. 223 in relazione alla L. Fall., art. 216, n. 1, per avere nella sua qualità di presidente del consiglio di Amministrazione della (OMISSIS), dichiarata fallita dallo stesso Tribunale in data (OMISSIS), distratto dalle casse sociali, mediante indebiti prelevamenti o bonifici in proprio favore ovvero mediante utilizzo della carta di credito della società per spese personali, la somma complessiva di L. 230.299.315.

    Con sentenza del 21 maggio 2007, il Tribunale dichiarava non doversi procedere nei confronti dell'imputato per essere lo stesso fatto - all'epoca, qualificato in termini di appropriazione indebita - già giudicato con precedente sentenza dello stesso Tribunale, parzialmente riformata dalla sentenza della Corte di Appello di Perugia n. 279/06.

    Avverso la sentenza anzidetta, il difensore delle parti civili ed il Procuratore della Repubblica di Perugia hanno proposto ricorso per cassazione sulla base delle censure indicate in parte motiva.

    Ai sensi dell'art. 615 c.p.p., comma 1, la deliberazione è stata differita alla data odierna, stante la rilevanza delle questioni da decidere.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - I ricorsi delle parti civili sono affidati - con identica formulazione - ad un unico, articolato, motivo.

    In particolare, denunciano mancanza o manifesta illogicità della motivazione, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), nonchè erronea applicazione dell'art. 649 c.p.p., e L. Fall. artt. 223 e 216, e art. 646 c.p., in relazione all'art. 606 c.p.p., lett. b), contestando l'assunto del giudice di merito secondo cui il fatto oggetto di giudizio sarebbe coperto dal giudicato formatosi sul reato di appropriazione indebita, sul rilievo che le condotte di appropriazione indebita e quelle di bancarotta per distrazione integrerebbero identico fatto giuridico. Il primo reato non poteva, infatti, assorbire il secondo, contenente il quid pluris della dichiarazione di fallimento, mentre solo il secondo avrebbe potuto assorbire il primo.

    Il ricorso del P.M. deduce inosservanza ed erronea applicazione della legge penale (art. 646 c.p., L. Fall., artt. 216 e 223) e processuale (art. 649 c.p.p.), censurando l'interpretazione del giudice di merito che aveva riconosciuto l'effetto preclusivo della sentenza intervenuta nel procedimento per appropriazione indebita. Sottolinea, tra l'altro, la profonda diversità delle due fattispecie in questione (appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta per distrazione), siccome relative a fatti ontologicamente diversi e posti a tutela di differenti beni giuridici.

    2. - Le impugnazioni anzidette sollevano, sotto diverse angolazioni prospettiche, identica quaestio iuris, relativa al rapporto intercorrente tra le anzidette fattispecie delittuose, in riferimento al divieto del ne bis in idem sancito dall'art. 649 c.p..

    All'esame della questione giova certamente premettere una sintetica ...

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