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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con separati ricorsi del 16 luglio 1990 Enzo Albiati, Altero Magiotti, Antonietto Pancrazi ed Enzo Vagnoni, tutti dipendenti della società cooperativa a responsabilità limitata CON.A.M. -Consorzio Conserve Alimentari Maremma, convenivano tale società davanti al Pretore di Grosseto-Sezione distaccata di Orbetello e impugnavano il licenziamento che era stato loro intimato per scadenza del termine.

    A sostegno del ricorso, i ricorrenti deducevano che tutti i rapporti di lavoro, che erano sorti a tempo determinato nel lontano anno 1974 - alle dipendenze della s.r.l CON.AL.MA, cui poi era succeduta la s.r.l. CON.A.M. - e che, ad ogni scadenza, erano stati via via rinnovati negli anni successivi, si erano trasformati in rapporti a tempo indeterminato, sia perché era stata violata la disciplina stabilita dalla legge 18 aprile 1962 n. 230 per mancanza dell'atto scritto al momento della stipulazione dei negozi, sia perché la prestazione lavorativa, consistente nella raccolta e nella trasformazione di pomodori, era sempre stata non occasionale, ma continuativa e duratura, sia perché più volte, nell'arco di dodici mesi, erano state da essi superate le centoottanta giornate di lavoro. I lavoratori chiedevano, quindi, che fosse dichiarata la natura a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro, quanto a meno a decorrere dall'anno 1987 (quando erano state superate le centoottanta giornate lavorative), e che fosse disposta la loro reintegrazione nel posto di lavoro con tutte le conseguenze previste dalla legge.

    Costituitasi in giudizio, la società convenuta contestava la fondatezza delle pretese avversarie, di cui chiedeva il rigetto, eccependo in particolare la non applicabilità al rapporto di lavoro agricolo della legge n. 230 del 1962 ed invocando la dichiarazione sottoscritta da tutti i lavoratori il 9 dicembre 1986, con la quale i medesimi...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    I. Con i motivi primo e terzo dell'impugnazione, che per ragioni di connessione debbono essere congiuntamente esaminati, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli art. 1 e 6 l. 18 aprile 1962 n. 230 e 1 d.l. 3 febbraio 1970 n. 7, convertito in 1. 11 marzo 1970 n. 83, e vizi di motivazione su più punti decisivi della controversia, in relazione all'art. 360, comma 1 n. 3 e 5, c.p.c., e censurano la sentenza impugnata, in primo luogo, nella parte in cui è stato affermato che il rapporto di lavoro in agricoltura è sottratto alla disciplina generale del contratto a tempo determinato dettata dalla suddetta legge n. 230 del 1962 e, in secondo luogo, sul punto in cui da parte del giudice di appello è stato asserito che nella specie erano stati posti in essere rapporti di lavoro inerenti all'attività agricola (e non industriale) esercitata dalla società datrice di lavoro.

    In particolare, con il primo motivo i ricorrenti, premesso che il rapporto di lavoro agricolo riguarda quello svolto presso piccole e medie imprese e che, per conseguenza, non si può parlare di avventiziato quando i lavoratori vengano utilizzati, oltre che come braccianti, nelle attività esercitate da imprese industriali (come avviene, ad esempio, in caso di inscatolamento e stoccaggio di prodotti agricoli), sostengono che l'art. 6 della legge n. 230 del 1962 esclude dalla disciplina del contratto a tempo determinato solamente i rapporti di lavoro dei salariati fissi, regolati dalla l. 15 agosto 1949 n. 533 e assistiti da una garanzia minima di stabilità, e non fa invece menzione degli altri rapporti di lavoro agricolo denominati di "avventiziato" o a tempo determinato.

    Rilevano, inoltre, i lavoratori che per la soluzione della controversia non si può fare riferimento, come ha deciso il Tribunale, alla legge n. 83 del 1970, dal momento che questa...

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