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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    1.1. - Con atto notificato il 2 giugno 1987 il Banco Ambrosiano s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Milano, Carlo De Benedetti e le società C.I.R. - Compagnie Industriali Riunite s.p.s. (d'ora innanzi: CIR), COFIDE - Compagnia Finanziaria De Benedetti s.p.a. (d'ora innanzi:

    COFIDE) e COFIRCONT S.P.A. Deduceva parte attrice:

    - che nei giorni 10, 13 e 26 novembre 1981, a conclusione di una trattativa condotta personalmente da Carlo De Benedetti, vice presidente del Banco Ambrosiano, e da Roberto Calvi, presidente e legale rappresentante dello stesso Istituto, le società CIR e FINCO (che avrebbe successivamente assunto la denominazione sociale COFIDE), entrambe controllate dal De Benedetti, avevano acquistato rispettivamente 863.000 e 137.000 azioni del Banco Ambrosiano per un corrispettivo di L. 51.982.796.250, corrispondente ad un prezzo unitario di L. 51.975 per azione;

    - che il pagamento era stato convenuto ed eseguito, quanto a L. 27.041.555.625 per contanti e, a L. 24.941.240.625, mediante permuta con titoli a reddito fisso emessi da società del gruppo De Benedetti;

    - che nel medesimo contesto era stata raggiunta anche un'intesa ulteriore, in virtù della quale la società Centrale Finanziaria (d'ora innanzi, per brevità, Centrale), controllata dal Banco Ambrosiano, si sarebbe adoperata a collocare sul mercato, per conto del gruppo De Benedetti, 14.5000.000 di azioni (per un valore capitale di L. 32.000.000.000) che la Brioschi Finanziaria s.p.a., controllata da Giuseppe Cabassi, si accingeva ad emettere e che sarebbero state assegnate alla CIR in controprestazione della cessione dei pacchetti azionari di alcune società appartenenti al gruppo De Benedetti;

    - che in relazione a tale cessione la società SOGEA,...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    6.1. I resistenti eccepiscono, in via preliminare, l'inammissibilità del ricorso deducendo:

    - che la procura, rilasciata a margine del ricorso. redatta utilizzando un modello standard con parti in bianco da usare all'occorrenza, mancherebbe: a) della data di compilazione e di rilascio; b) di ogni riferimento alla sentenza impugnata e al giudizio di cassazione, d) dell'indicazione della qualità di titolare dell'organo rappresentativo della società nel soggetto (Lanfranco Gerini) che l'ha rilasciata;

    - che le numerose censure rivolte alla sentenza impugnata tenderebbero ad una inammissibile rivalutazione dei fatti accertati dalla Corte territoriale.

    6.2. La doglianza è infondata sotto entrambi i profili. Ciò appare evidente per il secondo di essi, in quanto - come si vedrà tra breve (infra, 8.1) - la ricorrente non si limita a dolersi genericamente della "erroneità" della decisione impugnata, ma denunzia l'esistenza, in essa, di specifici vizi logici e giuridici.

    Ma a non diverse conclusioni deve giungersi per l'altra censura, pur dovendosi riconoscere che la procura apposta a margine del ricorso è realmente priva degli elementi sopra indicati. Invero - se è esatto che il requisito della "specialità" della procura ha nell'art. 365 c.p.c. un significato più specifico di quello che riveste nell'art. 83 dello stesso codice, poiché sta ad indicare la necessità che il mandato sia conferito con riferimento alla fase di legittimità (Cass. 9 aprile 1993, n. 4315) e che non sarebbe quindi ammissibile un ricorso per cassazione sottoscritto da un difensore munito di procura "a proporre impugnazioni" rilasciata all'epoca del giudizio di primo grado (Cass. 29 gennaio 1993, n. 1090; 7 maggio 1992, n. 5386) - deve tuttavia riconoscersi che, quando la procura è opposta a margine o in calce del...

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