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Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Palermo ha dichiarato P.O. decaduto dalla domanda di risarcimento dei danni proposta nei confronti dell'Ente di Sviluppo Agricolo in Sicilia, così riformando la decisione di primo grado, che aveva riconosciuto all'attore, già in concordato preventivo con cessione dei beni, un credito di L. 7.663.938.565 per l'abnorme protrarsi della sospensione, dal 30 novembre 1985 al 17 luglio 1987, dei lavori commissionatigli, con un contratto d'appalto stipulato il (OMISSIS), di cui era prevista l'esecuzione entro il 22 febbraio 1986. Ha escluso altresì la Legittimazione passiva degli altri convenuti, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero delle Politiche agricole e forestali, Ministero dell'Economia e delle finanze, Agenzia per la promozione e io sviluppo del Mezzogiorno in liquidazione.

    Per quanto ancora qui rileva, hanno ritenuto i giudici del merito che P.O., pur avendo in data 16 luglio 1987 dichiarato di voler risolvere il contratto d'appalto, aveva contestualmente e contraddittoriamente sottoscritto un atto di sottomissione relativo alla rideterminazione dei compensi. Sennonchè la dichiarazione di risoluzione del contratto era evidentemente incompatibile con la dichiarazione di accettazione delle nuove clausole contrattuali. E poichè l'abnorme sospensione dei lavori era palesemente illegittima, ne consegue che, per far valere la propria pretesa al risarcimento dei danni, P.O., avrebbe dovuto formulare o comunque reiterare ed esplicitare entro quindici giorni nel registro di contabilità le sue riserve. Non avendo provveduto tempestivamente a tale registrazione, è decaduto dalla domanda proposta.

    Contro questa sentenza ricorre ora per cassazione P.O. e propone quattro motivi...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1 - Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione dell'art. 102 c.p.c., in relazione agli artt. 165 e 182 c.p.c., eccependo la nullità della decisione impugnata per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario giudiziale e liquidatore dei beni ceduti con il concordato preventivo dell'impresa convenuta.

    Sostiene che, essendo stato omologato il concordato nel corso del giudizio di primo grado, doveva considerarsi incluso nel patrimonio ceduto ai creditori anche il credito riconosciutogli con la decisione conclusiva di quel giudizio. Sicchè l'appello interposto contro quella decisione doveva essere notificato anche al commissario liquidatore.

    1.1. - Il motivo è infondato.

    Secondo una indiscussa giurisprudenza di questa corte, invero, "la procedura di concordato preventivo mediante cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma solo dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore cedente conserva il diritto di esercitare le azioni o di resistervi, nei confronti dei terzi, a tutela del proprio patrimonio" (Cass., sez. 3^, 11 agosto 2000, n. 10738, m.

    539541, Cass., sez. 3^, 12 maggio 2000, n. 6106, m. 536451, Cass., sez. 1^, 17 giugno 1999, n. 5986, m. 527595, Cass., sez. L, 10 settembre 1999, n. 9663, m. 529847).

    Solo quando il debitore ammesso al concordato concessione dei beni sia convenuto in giudizio con azione di condanna, si è talora ritenuta necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore nominato dal tribunale (Cass., sez. L, 26 luglio 2001, n. 10250, m. 548529, Cass., sez. 1^, 29 aprile 1999, n. 4301, m....

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