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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Roma confermò la dichiarazione d'inefficacia dell'atto di trasferimento alla Sescar Immobiliare Prima s.r.l. di alcuni immobili di proprietà delle società a r.l. GIBO, GICA, GESPI e CAGESPI, successivamente fallite il 26 marzo 1990.

    Ritennero i giudici d'appello che l'atto di cessione, stipulato il 30 marzo 1988 con scrittura privata autenticata, fu del tutto gratuito, perchè esecutivo degli obblighi assunti nei confronti della Sescar Immobiliare Prima s.r.l. dai soci delle società poi fallite, con un atto di transazione, stipulato il 22 maggio 1986, al quale esse erano rimaste del tutto estranee, come estranee erano rimaste al contratto preliminare di compravendita cui quella transazione si riferiva. Sicchè, a parziale correzione della sentenza di primo grado, l'atto di cessione del 1988 doveva essere dichiarato inefficace a norma della L. Fall., art. 64, piuttosto che in accoglimento dell'azione revocatoria proposta anche a norma della L. Fall., art. 67, ma in via subordinata, dal fallimento delle quattro società cedenti.

    Contro la sentenza d'appello ricorre ora per cassazione la Immobilfin Immobiliare finanziaria s.r.l., nella quale è stata incorporata la Sescar Immobiliare Prima s.r.l., e propone due motivi d'impugnazione, cui resistono con controricorso le società Immobiliare Etruria s.r.l. e Immobilfin Tuscania s.r.l., assuntrici dei concordati fallimentari delle società fallite. Si è poi costituita la Milano 90 s.r.l., che ha incorporato la Immobilfin Immobiliare finanziaria s.r.l..

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1 - Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 64, art. 1322 c.c. e ss., art. 1362 c.c. e ss., art. 1965 c.c. e ss., e vizi di motivazione della decisione impugnata nell'interpretazione del negozio stipulato il 30 marzo 1988 dalle società poi fallite.

    Sostiene che il 30 marzo 1988 fu stipulato un negozio di mero accertamento di un trasferimento risalente all'atto di transazione del 1986. Sicchè non poteva essere dichiarato inefficace, a norma della L. Fall., art. 64, un trasferimento avvenuto quattro anni prima del fallimento. E l'interpretazione dell'atto del 1988 come dispositivo del trasferimento degli immobili è conseguenza di una violazione da parte della corte d'appello dei canoni legali di ermeneutica, posto che le società poi fallite parteciparono alle trattative concluse con l'atto di cessione del 1988, dopo avere in data 10 novembre 1986 conferito una procura speciale al sig. S.S., nel presupposto che dovesse darsi attuazione alla transazione del 26 maggio 1986. Mentre integra omessa motivazione su un punto decisivo della controversia la mancata considerazione della procura notarile del 10 novembre 1986.

    1.2 - Il motivo è palesemente infondato. L'efficacia meramente dichiarativa del negozio di accertamento dipende in realtà dalla sua natura di mera ricognizione di obblighi già derivanti dal titolo originario, in ciò distinguendosi dalla transazione, che presuppone reciproche concessioni tra le parti, innovative rispetto alla regolamentazione preesistente (Cass., sez. 1^, 17 settembre 2004, n. 18737, n. 578213, Cass., sez. 3^, 5 novembre 1968, n. 3658, n. 336947).

    Vero è che la natura ricognitiva del negozio di accertamento non presuppone necessariamente l'identità soggettiva con le parti del negozio originario. Certamente richiede tuttavìa l'identità almeno dei soggetti del rapporto oggetto di ricognizione (Cass., sez. 2^, 23 maggio 1975,...

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