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Estremi:
Cassazione civile, 2009,
Classificazione:
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 6.30/11/2001 il Tribunale di Termini Imerese, in composizione monocratica, in accoglimento della domanda proposta, dai coniugi Ca.Gi. ed P.A., nonchè da c.g., nei confronti di Co.An., con atto di citazione notificato il 9.11.93, disattese le eccezioni e la domanda riconvenzionale ex art. 2932 c.c., proposta dal convenuto, dichiarava scaduto il 30.12.1993 il contratto di anticresi, ad oggetto di un fondo di proprietà degli attori sito in tenimento di (OMISSIS), stipulato con scrittura privata del 23.5.90, successivamente modificata il 13.5.91, tra il Co. ed i suddetti coniugi (comproprietari unitamente alla non stipulante c.g.), dichiarava nullo il patto commissorio, che riteneva contenuto nel suddetto negozio, e condannava il convenuto al risarcimento dei danni, per l'abusiva occupazione, in misura di L. 1.000.000, con rivalutazione ed interessi legali decorrenti dal 1.1.94, con obbligo dei C.- P. al rimborso dell'eventuale differenza tra detto importo e quella del prestito di L. 2.500.000, a suo tempo ricevuta in prestito dai suddetti coniugi, a garanzia del quale era stato ravvisato l'illecito patto, ponendo le spese del giudizio a carico del convenuto.

    A seguito di appello proposto dal soccombente, resistito dagli appellati con proposizione di gravame incidentale, la Corte di Palermo, respingeva la prima impugnazione, accoglieva seconda e, per l'effetto, confermata nel resto la sentenza di primo grado, condannava il Co. anche al rilascio del terreno, oltre che al pagamento delle spese di secondo grado.

    Considerava la corte territoriale - per quanto ancora rileva nelle presente sede - che, nel caso di specie, nel quale i coniugi ...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con l'unico motivo di ricorso vengono dedotteci sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, "falsa applicazione dell'art. 2744 c.c., errata e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte".

    Si lamenta che la corte di merito nel ritenere, ai fini del ravvisato patto commissorio, il notevole divario, per difettosa il prezzo di vendita fissato dalle parti e quello di mercato, sia incorsa in evidenti errori di conteggio, determinati dalla "palese confusione tra le antiche misure agrarie" e quelle moderne, ufficiali, espressi in ettari. Premesso che in Sicilia, l'antica unità di misura agraria, peraltro ancora in uso nella zona interessata, sarebbe la "salma", pari ad ettari 2.23.10, la cui frazione, pari ad un sedicesimo, sarebbe il "tumolo", pari ad are 13 e centiare 94, 43, si sostiene che, nel caso di specie il fondo, in concreto esteso 8 tumoli, pari ad ettari 1.11.55, avrebbe avuto in realtà, secondo le stesse tabelle ufficiali prese in considerazione dai giudici di merito (indicanti un prezzo medio di L. 8.000.900 per ettaro), il valore di L. 8.925.035, inferiore dunque al corrispettivo fissato dalle parti, di L. 12.100.000, come risultante dalla sentenza di merito;conseguentemente - si conclude - verrebbe meno, per palese erroneità del procedimento seguito, elemento essenziale dell'impianto argomentativo della sentenza impugnata costituito dalla ravvisata iniquità del prezzo di vendita del bene trasferito.

    Le censure non meritano accoglimento, attenendo esclusivamente ad un elemento non decisivo dell'impianto argomentativo della sentenza impugnata.

    Per principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, il divieto del patto commissorio, sancito dall'art. 2744 c.c. e, per quanto...

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