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Estremi:
Cassazione civile, 2007,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Fallimento Novimpresa 2000 s.p.a. (già Folli Costruzioni s.p.a.) conveniva in giudizio Liuni s.p.a. per sentir dichiarare l'inefficacia ex artt. 44 e 167 L. Fall. dei pagamenti per complessive L. 41.990.000 effettuati dalla Folli Costruzioni, poi dichiarata fallita, dopo l'ammissione alla procedura di concordato preventivo.

    Nel maggio 1992 Folli Costruzioni stipulava con Liuni spa un contratto di appalto di opere edili, che veniva subito messo in esecuzione. L'1.10.1992 la committente presentava domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, cui veniva ammessa dal Tribunale di Milano con Decreto 27.10.1992. Nel novembre - dicembre 1992 venivano eseguiti i pagamenti per cui è causa a valere sui lavori già eseguiti. Il contratto proseguiva con la Procedura e, a distanza di circa due anni, la società appaltante veniva dichiarata fallita. Il Tribunale di Milano con sentenza 25.2.1999 respingeva la domanda osservando che i pagamenti effettuati dovevano ritenersi efficaci ed opponibili al Fallimento, essendo inerenti ad un appalto che era proseguito anche dopo l'ammissione della società appaltante alla procedura di concordato preventivo e che erano stati implicitamente autorizzati con l'approvazione del subentro nel contratto pendente, non potendosi spezzare il rapporto in due frazioni temporali arbitrarie con il riconoscimento della prededuzione alla sola porzione successiva alla sentenza di fallimento.

    Il Tribunale respingeva la domanda riconvenzionale con cui Liuni s.p.a. chiedeva la condanna del Fallimento al pagamento in prededuzione in suo favore della somma di L. 53.250.427 relativa al prezzo delle residue prestazioni dell'appalto, domanda poi rinunciata in appello.

    La Corte d'appello di Milano con sentenza 26.11.2002 accoglieva la domanda proposta dalla curatela, dichiarando l'inefficacia dei pagamenti e condannando l'appellata Liuni s.p.a. al pagamento della somma di L. 41.990.000,...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione degli artt. 167 L. Fall., comma 2, e art. 173 L. Fall. L'art. 167 non sarebbe applicabile ai rapporti pendenti anzitutto perchè la norma è rubricata "Amministrazione dei beni durante la procedura" ed il primo comma esordisce con le parole "Durante la procedura di concordato ..." L'uso dell'avverbio significherebbe che il divieto di compiere determinati atti senza autorizzazione scritta del giudice delegato non si applicherebbe a rapporti sorti prima dell'inizio della procedura. L'art. 168, che pone il divieto di azioni esecutive e, implicitamente, di pagamenti, si riferirebbe soltanto ai crediti che sono tali per titolo o causa anteriore alla procedura. Nessuna delle due norme troverebbe applicazione per i rapporti pendenti.

    I pagamenti dovuti in forza di un contratto pendente, che ha forza di legge tra le parti, costituirebbero atti di ordinaria amministrazione, come tali da eseguirsi senza necessità dell'autorizzazione del G.D. ex art. 167, come ritenuto dalla Cassazione (Cass. 3022/2002) per l'esecuzione di un preliminare di vendita immobiliare stipulato prima della domanda di concordato.

    Ancora sui rapporti pendenti verrebbe effettuata una delibazione da parte del Tribunale in sede di ammissione alla procedura di concordato, perchè l'ammissione non può che implicare un giudizio positivo sulla loro prosecuzione.

    Inoltre il pagamento sarebbe atto dovuto a fronte dell'avvenuta esecuzione della controprestazione da parte del contraente in bonis.

    Infine mentre nella disciplina del fallimento il divieto di azioni esecutive per crediti anteriori è sancito dall'art. 51 L. Fall. e il divieto di pagamenti in pendenza di procedura dall'art. 44, ricollegando la prima norma quale effetto la nullità all'azione esecutiva e la seconda invece l'inefficacia del pagamento, nel sistema concordatario il divieto di azioni esecutive è previsto dall'art. 168,...

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