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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    M.G. conveniva davanti al tribunale di Napoli il Ministero della Sanità, assumendo di essere affetta fin dalla nascita da talassemia intermedia, con necessità di trasfusioni di sangue periodicamente presso strutture pubbliche; che nel (OMISSIS) risultò che essa era affetta da epatite C; che negli anni successivi essa propose domanda di indennizzo al Ministero della salute a norma della L. n. 210 del 1992, che le fu accordato nel 1996.

    Chiedeva quindi la condanna del Ministero al risarcimento del danno conseguente al contagio del virus dell'epatite C, causato dalle trasfusioni con sangue infetto.

    Si costituiva il Ministero, che eccepiva la prescrizione.

    Il tribunale di Napoli, con sentenza n. 3866/2001 rigettava la domanda per prescrizione del diritto.

    Proponeva appello l'attrice. La corte di appello di Napoli, con sentenza depositata il 19.3.2003, rigettava l'appello, ritenendo che nella fattispecie la prescrizione era quinquennale, anche se si fosse ritenuta l'ipotesi di lesioni personali gravissime colpose; che tale termine di prescrizione iniziava a decorrere dall'8.10.1990, in cui l'attrice acquisì la conoscenza della sua malattia; che, in ogni caso alla fattispecie non poteva applicarsi il termine decennale di prescrizione, in quanto la condotta del Ministero non poteva ritenersi idonea a consumare il reato di epidemia colposa.

    Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'attrice.

    Resiste con controricorso il Ministero.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione dell'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione all'art. 2947 c.c., comma 3.

    Assume la ricorrente che nella fattispecie era configurabile il reato di lesioni colpose plurime o di epidemia colposa, con un termine decennale di prescrizione dell'illecito civile.

    1.2. Il motivo è infondato.

    Va escluso che nella fattispecie il fatto possa costituire un reato di epidemia colposa o di lesioni colpose plurime.

    Sebbene il regime della prescrizione penale sia cambiato (L. 5 dicembre 2005, n. 251), tuttavia la prescrizione da considerare, ai fini civilistici di cui all'art. 2947 c.c., comma 3, è quella prevista alla data del fatto, mentre il principio di cui all'art. 2 c.p., (legge più favorevole) attiene solo agli aspetti penali.

    Per poter usufruire di un termine più congruo di prescrizione sarebbe necessario ritenere ipotizzabili i reati di lesioni colpose plurime o di epidemia colposa, o omicidio colposo, per i quali i termini prescrizionali erano di dieci anni.

    Nella fattispecie è anzitutto da escludere il reato di omicidio colposo, non essendo intervenuto alcun decesso.

    E' da escludere anche il reato di epidemia colposa (artt. 438 e 452 c.p.), in quanto quest'ultima fattispecie, presupponente la volontaria diffusione di germi patogeni, sia pure per negligenza, imprudenza o imperizia, con conseguente incontrollabilità dell'eventuale patologia in un dato territorio e su un numero indeterminabile di soggetti, non appare conciliarsi con l'addebito di responsabilità a carico del Ministero, prospettato in termini di omessa sorveglianza sulla distribuzione del sangue e dei suoi derivati: in ogni caso, la posizione del Ministero è quella di un soggetto non a diretto contatto con la fonte del rischio. A ciò si aggiunga che elementi connotanti il reato di epidemia sono: a) la sua diffusività incontrollabile all'interno...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

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