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  • Fatto

    IN FATTO

    R.C. è stato tratto a giudizio avanti il Tribunale di Bergamo che, con sentenza 18.5.2005, lo ha ritenuto colpevole di bancarotta fraudolenta documentale (per distruzione e sottrazione del corredo contabile) connessa al fallimento di TECNODELTA S.r.l..

    La Corte d'Appello di Brescia, con la pronuncia 2.12.2009, ha ravvisato la continuazione tra questo reato e la condanna per illecito tributario (violazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10) per il quale la medesima pronunciata, in data 24.1.2001, dalla medesima Corte verso il R., così riducendo la pena inflitta.

    Ricorre a questa Corte la difesa dell'imputato ed eccepisce:

    - la violazione dell'art. 649 c.p.p. attesa l'identità del presente fatto e quello tributario addebitato al R., per il quale è intervenuta condanna (in relazione al quale i giudici di appello hanno ravvisato mero vincolo continuativo);

    - la nullità del processo di secondo grado avendo omesso il Presidente del Collegio di astenersi dall'attuale giudizio pur avendo partecipato a vicenda giudiziale pregressa nella veste di Sostituto Procuratore della Repubblica.

  • Diritto

    IN DIRITTO

    Il ricorso replica i medesimi motivi di appello ai quali la decisione impugnata replica con adeguata motivazione. Ma di quest'ultima il ricorrente tiene in minima parte conto. Si rileva, pertanto, qualche profilo di carenza di specificità.

    Relativamente all'eccezione di ne bis in idem la giurisprudenza di legittimità, nella lettura dell'art. 649 c.p.p., è assai rigorosa nel pretendere l'identità dei fatti e delle norme incriminatrici.

    Rettamente il giudice bresciano ha segnalato la diversa configurazione delle ipotesi incriminatrici, le quali nella struttura disomogenea non implicano la costante ricorrenza della clausola di soccombenza, avuto riguardo al possibile coesistere di entrambi gli eventi lesivi dei diversi beni giuridici.

    Nel caso in esame la condotta, complessivamente considerata, è difforme dalla fattispecie penal/tributaria: infatti, perchè sia configurabile il delitto di distruzione od occultamento di documenti contabili (D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10) è richiesta l'impossibilità di ricostruire l'ammontare dei redditi o il volume degli affari, intesa come impossibilità di accertare il risultato economico di quelle sole operazioni connesse alla documentazione occultata o distrutta; diversamente, l'azione fraudolenta sottesa dalla L. Fall., art. 216 pp. n. 2, si concreta in un evento da cui discende la lesione degli interessi creditori rapportato all'intero corredo documentale, risultando irrilevante l'obbligo normativi della relativa tenuta, ben potendosi apprezzare la lesione anche dalla sottrazione di scritture meramente facoltative.

    In secondo luogo la volontà del soggetto agente si concreta nell'ipotesi fallimentare nella specifica volontà di procurare a sè o ad altri ingiusto profitto o, alternativamente, di recare pregiudizio...

Correlazioni:

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