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Estremi:
Corte Costituzionale, 1970,
  • Fatto

    Ritenuto in fatto:

    1. - Nel corso del procedimento di opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento promosso da Pietro Del Cal e Sergio Zacchetti, il tribunale di Venezia, con ordinanza 17 ottobre 1968 (reg. ord. n. 45/1969), ha sollevato, in riferimento all 'art. 24 , secondo comma, della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 15 e 18, primo comma, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa.

    Affermata la rilevanza delle questioni, detto tribunale ha osservato che le prevalenti finalità di interesse pubblico, connesso al turbamento dell'ordine economico che consegue al dissesto di una impresa commerciale, non sono sufficienti a giustificare sul piano costituzionale l'attribuzione al giudice del potere discrezionale di disporre o non l'audizione del debitore. L'esercizio del diritto di difesa, nella fase di cognizione sommaria precedente la dichiarazione di fallimento, risulterebbe in tal caso condizionato dalla mera eventualità che il debitore stesso sia informato, mediante l'ordine di comparizione, della pendenza del procedimento fallimentare. E ciò sembrerebbe contrastare col ricordato principio costituzionale, in considerazione della gravità degli effetti che dal fallimento derivano sulla persona e sul patrimonio del debitore.

    Afferma ancora il tribunale, in ordine alla seconda questione, che la difesa del debitore non si potrebbe ritenere, in ogni caso, assicurata dal diritto di proporre opposizione. Ciò in considerazione del fatto che il termine per esperire tale rimedio, ai sensi del citato art. 18, primo comma, decorre dalla data di affissione dell'estratto della sentenza dichiarativa di fallimento, alla porta del tribunale, indipendentemente dalla effettiva conoscenza che ne abbia...

  • Diritto

    Considerato in diritto:

    1. - I giudizi aventi ad oggetto le stesse questioni di legittimità costituzionale, o questioni fra loro connesse, vanno riuniti per essere decisi con unica sentenza.

    2. - Le dette questioni, in riferimento all'art. 24, secondo comma, della Costituzione e nei termini sotto indicati, concernono le seguenti norme del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, sulla disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa (c.d. legge fallimentare):

    a) art. 15, in quanto non prevede l'obbligo, ma la semplice facoltà del tribunale di ordinare, prima di dichiarare il fallimento, la comparizione dell'imprenditore in camera di consiglio, perché sia sentito anche in confronto dei creditori istanti (ordinanze nn. 171 del 1969, 231 del 1969 e 17 del 1970 del pretore di Roma nel corso di giudizi penali per reati fallimentari; nonché nn. 45 del 1969, 103 del 1969 e 228 del 1969, rispettivamente del tribunale di Venezia, della Corte d'appello di Brescia e del tribunale di Milano, in sede di opposizione a sentenze dichiarative di fallimento);

    b) lo stesso art. 15, in quanto non consente all'imprenditore medesimo di avvalersi della assistenza del difensore (ord. n. 237/1969 del tribunale di Roma in sede penale);

    c) art. 18, primo comma, nella parte in cui stabilisce che il termine di quindici giorni per l'opposizione, avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, da parte del debitore, decorre dalla data di affissione dell'estratto della sentenza stessa alla porta esterna del tribunale, senza che della pronunzia sia richiesta l'effettiva conoscenza dell'interessato (ord. n. 231/1969 del pretore di Roma e n. 45/1969 del tribunale di Venezia, sopra ricordate);

    d) art. 18,...

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