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Estremi:
Corte Costituzionale, 1995,
  • Fatto

    Ritenuto in fatto

    In un giudizio civile tra la curatela del Fallimento della "3E s.p.a." e la Banca Agricola milanese s.p.a. - nel quale si controverteva sull'efficacia di pagamenti effettuati dalla convenuta per conto della "3E", sua correntista, dopo la sentenza dichiarativa di fallimento ma prima della sua affissione ex art. 17 del regio decreto del 1942, n. 267 - il Tribunale di Milano adito, ritenutane la rilevanza e la non manifesta infondatezza in riferimento all'art. 24 della Costituzione, ha sollevato, con ordinanza del 17 febbraio 1994, questione incidentale di legittimità dell'art. 44, in relazione all'art. 42, del regio decreto n. 267 del 1942 (legge fallimentare) "nella parte, in cui non è previsto che gli effetti del fallimento rispetto ai terzi decorrano dall'affissione, salvo prova contraria della conoscenza da parte del terzo della sentenza di fallimento".

    Secondo il giudice a quo, la normativa denunciata - nella consolidata interpretazione giurisprudenziale costituente il diritto vivente, secondo cui gli atti compiuti dal fallito ed i pagamenti da lui, o per conto di lui, eseguiti dopo la pubblicazione (attraverso il deposito in cancelleria) della sentenza dichiarativa di fallimento sono immediatamente inefficaci nei confronti dei creditori anche prima dell'affissione (alla porta esterna del Tribunale) ai sensi del citato art. 17 della legge fallimentare, e senza che rilevi l'eventuale buona fede dei terzi - comporterebbe, in danno di questi, una sostanziale privazione del diritto della difesa "che vive proprio nella esclusione di una responsabilità senza colpa". Dal che appunto l'ipotizzato vulnus all'art. 24 della Costituzione.

    Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la Banca Agricola Milanese, svolgendo considerazioni adesive a quelle contenute nell'ordinanza di rinvio ed, in particolare, sostenendo che la pertinenza del...

  • Diritto

    Considerato in diritto

    Il Tribunale di Milano dubita che l'art. 44 della legge fallimentare, che fa decorrere gli effetti della sentenza di fallimento, di cui al precedente art. 42, dalla data della sua pubblicazione, contrasti con l'art. 24 della Costituzione, nella parte in cui considera tali effetti opponibili anche al terzo di buona fede, che abbia contrattato con (o per) il fallito dopo il fallimento, ma prima della affissione della correlativa pronunzia ai sensi dell'art. 17 della stessa legge.

    La questione così prospettata non è fondata, per la non pertinenza del riferimento all'art. 24 Cost., così come eccepito dall'Avvocatura dello Stato.

    Occorre, invero, distinguere tra i profili processuali dell'esecuzione concorsuale - in relazione ai quali la conoscenza o la conoscibilità della sentenza, o di altro connesso provvedimento decisorio della procedura, assumono rilievo ai fini della correlativa impugnazione - e profili, invece, sostanziali, come quelli che vengono nella specie in considerazione per quanto attiene all'automatismo degli effetti del fallimento con aggancio ad un momento temporale unico.

    I profili processuali della disciplina fallimentare coinvolgono all'evidenza il diritto della difesa; e ad essi hanno appunto (direttamente o per taluni aspetti) riguardo la sentenza n. 110 del 1995 (sul dies a quo del termine per l'azione revocatoria, ex art. 67 legge fallimentare) e l'ordinanza n. 32 del 1995 (sulla posizione dei crediti anteriori all'amministrazione controllata, ai fini della formazione dello stato passivo, nel fallimento conseguente, e della correlativa opponibilità), richiamate dalla Banca come precedenti in relazione all'art. 24 della Costituzione (mentre nella sentenza n. 47/1995, pure essa a tal fine richiamata dalla parte, la censura per violazione del diritto di difesa risulta...

Correlazioni:

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