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  • Fatto

    In fatto: con ricorso depositato il 23 gennaio 2006 R. R. e R. A., titolari di quote della S.r.l. Metanauto Gravina-BA, chiedevano al Presidente del Tribunale di Bari, asseritamente ai sensi del secondo comma dell'art. 2487 c.c., la nomina di un liquidatore per la società, assumendo che il capitale sociale, in origine ammontante ad euro 20.400,00=, si era azzerato da tempo per effetto di consistenti perdite, il che aveva comportato a loro avviso lo scioglimento di diritto della società; a fronte di tale fatto oggettivo gli amministratori non avevano adottato alcuno dei provvedimenti prescritti, continuando a gestire come d'ordinario la società, così aggravando il suo dissesto in danno dei soci.

    Il Presidente del Tribunale delegava l'adozione del provvedimento richiesto ad un magistrato della sezione cui sono tabellarmente devoluti gli affari relativi alla materia societaria, il quale, rilevando che doveva procedersi ai sensi dell'art. 33 del D.Lgs. 5/03, rimetteva gli atti al Presidente della sua Sezione, che con decreto del 7 febbraio 2006 ripristinava la legittimità rituale, disponendo la comparizione delle parti, e dando alle ricorrenti il termine per la notificazione del decreto a controparte, ed alla società il termine per costituirsi, così come prescritto dagli artt. 30 e segg. D.Lgs. 17.1.2003 n. 5.

    La società resisteva recisamente all'avversa iniziativa, deducendo l'insussistenza del presupposto fattuale (azzeramento del capitale sociale) posto a fondamento dell'istanza di nomina di un liquidatore.

    Assumeva infatti che le perdite registrate in bilancio erano costituite dalla debitoria accumulata nei confronti di istituti bancari, in conseguenza dei mutui contratti per la costruzione degli edifici ed impianti aziendali, e non certamente da cattivi risultati di gestione, che anzi erano stati ampiamente positivi.

    Precisavano altresì che, lungi dal creare ulteriori appesantimenti nel bilancio della società, il Presidente del...

  • Diritto

    In Diritto: anche se deve ritenersi per certo che la situazione debitoria della società è stata sostanzialmente sanata (e del resto lo stesso CTU ne dà atto), è altrettanto certo che non è stata adottata delibera alcuna che abbia formalmente preso atto prima dell'azzeramento del capitale sociale e poi dei finanziamenti gratuiti in conto capitale, effettuati dai soci, né risulta deliberata la ricostituzione del capitale sociale; le delibere cui la società fa riferimento, furono adottate infatti in esito ad assemblee ordinarie, o a Consigli di Amministrazione, e contengono l'allestimento di un programma che non fu più formalmente attuato.

    Deve pertanto ritenersi che il primo giudice aveva dichiarato correttamente l'azzeramento del capitale sociale, disponendo l'iscrizione del decreto presso il Registro delle Imprese.

    Tuttavia le doglianze della società reclamante vanno accolte in parte.

    Deve rilevarsi come le signore R. avevano chiesto in primo grado, come testualmente si legge nel ricorso depositato il 27 gennaio 2006, "la nomina dei liquidatori della predetta società", aggiungendo che detta richiesta veniva effettuata ai sensi dell'art. 2487 comma 2 c.c.

    Il ricorso era stato rivolto al Presidente del Tribunale, dal che deve arguirsi che evidentemente, ad onta dell'espressa menzione dell'art. 2487 c.c., le ricorrenti avevano in mente il dettato dell'art. 2450 c.c. in vigore fino al 31 dicembre 2003, e lo stesso Presidente, fuorviato dal tenore del ricorso, aveva evidentemente così inteso, facendo espresso riferimento nel suo provvedimento del 27 gennaio 2006 al mancato raggiungimento della maggioranza prescritta per la nomina del liquidatore.

    Se ne avvide prima il giudice delegato e poi il Presidente della quarta sezione civile del Tribunale, che ripristinò, come s'è già detto, la regolarità procedimentale.

    Tuttavia la confusione iniziale riverberò i suoi effetti sullo sviluppo della vicenda...

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